Fine delle trasmissioni…grazie a tutti!

Il pezzo che non avremmo mai voluto scrivere.

Questo poteva essere un titolo alternativo per l’articolo che state per leggere.

Eppure, nel momento in cui iniziamo una nuova avventura, un progetto o comunque un percorso di vita diverso, sappiamo inconsciamente che ad ogni inizio, nella stragrande maggioranza dei casi, corrisponde poi una fine.

Era l’estate di 4 anni fa quando il manipolo originale dei fondatori di Siracusa Online, guidati immeritatamente dal sottoscritto, decise che era il momento di dare un contributo alla qualità dell’informazione locale in città. C’era già nell’aria il fermento della campagna elettorale per le regionali del 2012, inizio di una maratona che sarebbe poi continuata con le politiche e le amministrative, senza soluzione di continuità.

Un battesimo di fuoco che ci costrinse a cominciare già ai massimi livelli, coprendo con la stessa passione e la stessa determinazione la maggior parte degli eventi elettorali di ogni lista, di ogni partito e quasi di ogni candidato iscritto alla competizione.

“A cu appattiniti?” (“a chi appartenete?”) fu la domanda che più spesso ci fecero in quei giorni del 2012, una domanda la cui gravità allora non capimmo appieno. Il tono era infatti di chi presumeva, sicuramente a torto, l’assoggettamento generale della stampa locale, lo schieramento cioè in base non a valori e a principi condivisi ma ad altre e più oscure motivazioni.

Ovviamente, di fronte a domande come questa o ad altre ancora più gravi che ci fecero in quel periodo, come “quanto costa un’intervista da voi?” (la nostra risposta: “ci scusi, ma se lei ha qualcosa di interessante da dire siamo noi a doverla ringraziare, altro che costi!”), noi cascavamo dalle nuvole. Giovani e ingenui, intendevamo allora (e lo intendiamo ancora adesso, come vedremo) il ruolo del giornalista come una missione importantissima, fondamentale per la società.

Il pubblico apprezzò molto il nostro atteggiamento super partes, obiettivo ma non ignavo, premiandoci fin da subito con una grande fidelizzazione. Introducemmo nella comunicazione locale elementi acquisiti dall’esperienza nazionale da cui provenivamo, come il massiccio uso dei video, dello streaming e soprattutto dei social media.
Nacque allora lo zoccolo duro dei nostri lettori, quelli che ancora oggi ci fermano per strada per farci i complimenti, quelli che aspettano con ansia il nostro punto di vista e la nostra analisi su quanto avvenuto in città per poi commentarla, condividerla e, ovviamente, criticarla se necessario.

Durante gli anni della “compiuta pratica”, il periodo cioè nel quale si scrive per diventare giornalisti ma di fatto non lo si è ancora, abbiamo volutamente tenuto un atteggiamento di basso profilo e di profondo rispetto verso i colleghi con anni di esperienza e autorevolezza alle spalle; anzi, ne abbiamo approfittato per apprendere come spugne i segreti del mestiere, con umiltà e a testa bassa. Invidie, maldicenze, accuse di esercizio abusivo della professione lanciate gratuitamente (non eravamo abusivi, stavamo soltanto facendo pratica giornalistica: la differenza è abissale) erano un corollario presente, come prevedibile, ma in misura molto ridotta rispetto a quanto solitamente avvenuto prima e soprattutto dopo. La scelta del basso profilo e dell’educazione istituzionale, evidentemente, era stata molto apprezzata dai colleghi.

Oggi, dopo quattro anni e tanta acqua sotto ai ponti, Siracusa Online vive la crisi e i problemi che attanagliano gran parte dell’editoria, online o cartacea: la mancanza di un importante piano industriale e commerciale, la perenne dicotomia tra il mantenimento di contenuti di qualità a danno delle visualizzazioni o la volontà di cedere al trash, al virale “spicciolo” e ai video di gattini sui social pur di acchiappare qualche clic, la necessità di coordinare i diversi impegni dei redattori alla enorme fame di tempo che richiede il mantenimento di un giornale come questo.

Ma oltre a questi problemi per così dire “normali”, in Siracusa Online (e non solo) soprattutto negli ultimi mesi è avvenuto uno strano fenomeno, paradossale e, a parere di chi scrive, gravissimo.

Secondo una anomala e preoccupante idea strisciante che dilaga nella città di Siracusa, la discriminante tra un giornale libero e un giornale asservito non è data dalla linea editoriale equilibrata, critica e comunque aperta al confronto. No, un giornale è libero solo se pubblica il comunicato che di volta in volta qualcuno ha definito sinonimo di libertà.
Di conseguenza, ogni santo giorno che Dio manda in terra, alla pubblicazione di un comunicato della parte X, la Y ci dirà servi, pennivendoli o venduti e, ovviamente, viceversa.
Viene in questo modo spogliata del tutto la funzione del direttore responsabile, unico in dovere e in diritto di stabilire cosa e come pubblicare sul suo giornale, assumendosene quindi la responsabilità a termini di legge.
Attacchi insensati vengono ogni giorno lanciati ai colleghi che hanno l’onere – e sempre meno l’onore, purtroppo – di informare i cittadini secondo le loro singole professionalità, da parte di politicanti il cui unico obiettivo non è il bene della Cosa Pubblica, come professano in campagna elettorale, ma apparire secondo i loro standard sulle testate giornalistiche, per poter influenzare l’opinione pubblica, alla perenne rincorsa di una poltrona.

Ma non è tutto. In una città in cui ogni giorno, per fortuna tra l’altro, non mancano eventi, manifestazioni, incontri e presentazioni, i giornalisti sono sempre in giro, sballottati da una sala conferenze all’altra, invitati a tutte le ore, tutti i giorni, festivi inclusi, sacrificando interamente o quasi la sfera umana e personale.
Molte di queste manifestazioni hanno un carattere istituzionale e una rilevanza mediatica intrinseca, il che giustifica la presenza della stampa; altre però sono a carattere più commerciale-economico, spettacoli per i quali è normale prevedere anche inserzioni e sponsorizzazioni.
E’ normale per tutti, ma non per Siracusa Online: noi siamo quelli invitati ovunque, quelli che condividono foto e/o video garantendo migliaia di visualizzazioni, quelli che “ci farebbe piacere la vostra presenza” ma che, al momento di “quagliare”, subiscono con un sorriso le esigenze di budget, salvo poi vedere investimenti promozionali ovunque e con budget ben più elevati.

Infine, ma non per importanza, ci sono le motivazioni personali a spingerci verso l’addio: nuove esigenze, nuovi obiettivi, nuovi problemi da affrontare in un contesto del tutto inedito ci attendono. E francamente, perdere tempo appresso a certe scemenze alle quali ogni giorno siamo costretti ad assistere non può più essere tollerabile.

Non ci resta, a questo punto, che chiudere con la parola più bella del mondo: grazie.

Grazie ai lettori in primis, per il continuo sostegno e per il vero affetto che spesso ci avete dimostrato.
Grazie a tutte le donne e gli uomini che con un loro scritto hanno contribuito ad arricchire questa piattaforma.
Grazie all’editore Quark ADV, con il quale l’avventura continua sugli altri due super giornali del network, Frequencies e Gusto News.
Grazie infine ai numerosi operatori del settore e addetti ai lavori, ai colleghi, alle associazioni e ai soggetti singoli con i quali in questi anni abbiamo interagito alla grande.

Siamo certi che Siracusa non sta perdendo un giornale autorevole, un giornale prestigioso o una testata di alto livello; l’unica certezza è che la città ha perso però una voce libera. Ed è una cosa sulla quale possiamo, tutti noi, mettere la mano sul fuoco.

Arrivederci dunque sui social media e soprattutto tra le pagine di Gusto News, per parlare di eccellenze e territori d’Italia: da Siracusa Online invece, annunciamo la fine delle trasmissioni.

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