Palestro: caso Princiotta, “provata la mia estraneità ai fatti”

Palestro caso Princiotta, provata la mia estraneità ai fatti

Caso Princiotta, archiviato il procedimento a carico del consigliere comunale Alberto Palestro per l’incendio dell’autovettura della consigliera Simona Princiotta.

L’episodio risale al 14 agosto 2014. L’auto di Simona Princiotta, consigliera comunale, oggi come allora al centro del dibattito cittadino per le sue denunce contro il presunto “sistema” dentro Palazzo Vermexio, viene incendiata. Tira una brutta aria in Consiglio comunale, in quei giorni, e pare quasi lecito supporre che possa trattarsi di un atto intimidatorio legato all’attività battagliera della consigliera fustigatrice della politica siracusana.

Comincia così il racconto di Alberto Palestro (assistito dai legali Dario Tota e Sebastiano Grimaldi), nel giorno in cui, con una conferenza stampa, annuncia pubblicamente che il procedimento aperto a suo carico come possibile responsabile, insieme ad altri due consiglieri comunali, dell’incendio dell’autovettura di Simona Princiotta – veicolo in uso al figlio, come più volte specificato dallo stesso Palestro – è stato archiviato senza opposizione da parte della persona offesa.

Il consigliere comunale, nel ripercorrere la vicenda giudiziaria che lo ha visto al centro del tritacarne mediatico evocato, giorni fa e in riferimento ad altri soggetti, dallo stesso sindaco Garozzo, spiega di non aver mai ricevuto un avviso di garanzia e di aver appreso di essere indagato il 12 dicembre del 2015 da un quotidiano locale. «Sconcertato dalla notizia, ho chiesto ai magistrati della Procura di Siracusa di essere sentito con urgenza in merito: l’ho fatto immediatamente (con richiesta depositata il 18 dicembre) e poi ho ribadito la richiesta il 29 dicembre e il 2 marzo scorso».

Palestro chiarisce subito che la conferenza stampa da lui convocata non ha carattere politico – i nodi allentati della sua attività politica saranno riallacciati in altre sedi – ma è dettata dalla sua esigenza di riappropriarsi della sua dignità e onorabilità di persona e di fornire, carte e atti alla mano, la giusta inquadratura di una vicenda «dolorosa e infamante»; ribadisce la costante fiducia nei confronti della giustizia e di essere sempre stato certo della propria innocenza rispetto a quelle che erano ipotesi cui la magistratura ha dato poi risposte in tempi rapidi; aggiunge che «con il mio fiuto investigativo, leggendo le carte, senza fare indagini, e quelle dei miei colleghi che hanno preso le denunce, ho trovato la soluzione del problema. E mi fermo qua, perché oggi non sono nella veste di inquirente». Bacchetta i giornalisti per la gogna mediatica, mette sullo stesso piano – impropriamente, a parere di chi scrive – i «racconti, quelli dei giornali, quelli dei social network, quelli dei bar» e chiede, infine, di dare risalto anche alla conclusione della vicenda e non solo al suo inizio.

L’epilogo, infatti, arriva con la richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero, il quale rileva che, «pur apparendo lecito ipotizzare, alla luce delle numerose aree tematiche interessate dalle iniziative, anche di moralizzazione, portate avanti dal consigliere Princiotta, che l’incendio del 12 agosto possa essere collegato a risentimenti maturati nell’ambiente politico, tuttavia il materiale probatorio raccolto dalla Digos, ragionevolmente non implementabile, non contiene elementi che rendano dimostrabile nel dibattimento un qualche collegamento tra l’azione delittuosa e i consiglieri e Palestro Alberto». C’è di più: secondo quanto riferito dai Vigili del Fuoco sopraggiunti in loco, «le cause dell’incendio erano da accertare, in quanto non emergevano elementi utili a far emergere un eventuale dolo». Pur non entrando nel merito specifico delle indagini per «una scelta precisa e una questione di stile», Palestro evidenzia i due aspetti fondamentali emersi dalle indagini: non c’è collegamento tra la sua persona e l’incendio del veicolo di Simona Princiotta; manca il dolo e, se viene meno il dolo, cade l’impianto accusatorio, anche per gli altri due consiglieri coinvolti.

Caso chiuso, quindi. Ma ci saranno ulteriori conseguenze? «Se c’è una persecuzione nei miei confronti, io e i miei legali valuteremo se procedere con una querela», conclude Palestro.

Print Friendly
SHARE
Previous articleComune di Siracusa, il funzionario comunale Pirruccio smentisce Simona Princiotta
Next article“Opposizione”, nuovo gruppo in consiglio comunale
"Giornalista pubblicista e Content Marketing Specialist. La Toscana è stata la mia casa per dieci anni: a Siena ho studiato Lettere classiche, mi sono specializzata in Comunicazione e Marketing, fatto qualche lavoretto saltuario e un tirocinio come addetta stampa dell'azienda ospedaliera cittadina. A Siracusa, dopo alcune esperienze in ambito Marketing & Sales, sono tornata a coltivare la mia passione per la scrittura a cui mescolo un interesse per la tecnologia e per i nuovi strumenti di comunicazione digitale". Per Siracusa-Online.it mi occupo prevalentemente di cultura e salute, con un occhio particolare per i temi del sociale.

Fatal error: Uncaught Exception: 12: REST API is deprecated for versions v2.1 and higher (12) thrown in /web/htdocs/www.siracusa-online.it/home/wp-content/plugins/seo-facebook-comments/facebook/base_facebook.php on line 1273