Si spegne a Phoenix Muhammad Alì, la più grande leggenda del pugilato

Cassius Clay (later Muhammad Ali) after defeating Doug Jones in close heavyweight bout, in Madison Square Garden

Questa mattina, all’ospedale di Phoenix, complici i gravi problemi respiratori che si portava dietro da qualche tempo a causa del morbo di Parkinson di cui soffriva da oltre 30 anni, si è spento Muhammad Alì, battezzato dalla critica come il più grande pugile professionista della storia. Aveva 74 anni.

Tutti, grandi e piccini conoscono le gesta eroiche di un uomo straordinario dentro e fuori dal ring. Muhammad Alì (Cassius Clay) ha fatto parlare di se non soltanto per le sue incredibili vittorie sul ring a colpi di K.O, ma anche per le sue battaglie: ricordiamo che si convertì all’Islam e, cosa ben più clamorosa, si rifiutò di partire per il Vietnam. Impossibile restare indifferenti di fronte a questo colosso dello sport.

Le sue condizioni di salute erano peggiorate già a gennaio 2015, quando fu ricoverato per una infezione alle vie urinarie, e già allora si era temuto per il peggio. Cassius Clay era apparso per l’ultima volta in pubblico il 9 aprile del 2016 in occasione della “Celebrity Fight Night”, la cena svolta a Phoenix per omaggiare i grandi eroi della boxe.

I funerali del grande pugile si terranno a Louisville, nel Kentucky, sua città natale.

Di seguito, alcuni dei messaggi di cordoglio arrivati nelle ultime ore tramite Twitter:

Mike Tyson (campione di pugilato): “Dio si è preso il suo campione”.

Manny Pacquaio (campione di pugilato):”we lost a giant today. You will always be GOAT. Our hearts and prayers go out to the Alì family. May God bless them”.

Yayà Tourè (calciatore professionista):  “RIP Muhammad Alì. You will always mean something special to me, Africa and the world. Thank you for all you did”.

Liam Gallagher (musicista degli “Oasis”):”Muhammad Ali The Greatest RIP LG x”.

Lewis Hamilton (corridore di “Formula 1”): “I’m gutted. R.I.P. Champ. God bless and help his family get through this incredibly hard time”.

Qualche cenno biografico sulla vita del campione. Cassius Clay nacque a Louisville (Kentucky) il 17 gennaio 1942. L’incontro con la boxe arrivò quasi per caso quando, nel 1954, un poliziotto di Louisville di nome Joe E. Martin lo sorprese a inveire contro un tizio che gli aveva rubato la bicicletta. Vedendo la grinta del piccolo Cassius, il poliziotto gli consiglio di imparare a boxare. Da quel fatidico giorno, il piccolo Cassius cominciò a frequentare la palestra di pugilato di Columbus. Per circa 6 anni combattè tra i dilettanti vincendo, alle Olimpiadi di Roma del 1960, l’oro nella categoria dei pesi mediomassimi. Il 1960 segna anche il suo approdo nel mondo del pugilato professionistico. 

Nello stesso anno battè dapprima Lamar Clark per K.O e, successivamente, il forte Doug Jones per decisione unanime dei giudici. Spettacolare fu il combattimento del 1964 contro Sonny Liston, uno dei più forti pugili dell’epoca. Muhammad Alì, forte della sua incredibile agilità, riuscì a schivare i potenti colpi di Liston, piazzando a sua volta le sue velocissime schegge. L’incontrò terminò alla settima ripresa per abbandono del pugile. Muhammad Alì cominciò a riscuotere un certo successo mediatico. Il giorno successivo all’incontro, egli si convertì abbracciando la fede dell’Islam.

Lyston, temerario per come era, volle riprendersi il titolo perso, motivo per cui sfidò nuovamente Alì. L’incontro si disputò il 25 maggio del 1965 a Lewinston, nel Maine. Alì lo mandò al tappeto tramortito alla prima ripresa col suo famoso “pugno fantasma”. Da allora cominciò il mito “Muhammad Alì”. Nei successivi anni, sconfisse per ben due volte Floyd Patterson, poi affrontò Zora Folley, Cleveland Williams, George Chuvalo e Brian London, quest’ultimo battuto al terzo round con un velocissimo colpo in uno dei match più belli della sua carriera pugilistica.

Alì difese il titolo per ben otto anni. Da ricordare anche il suo rifiuto di combattere in Vietnam. Ciò gli costò il ritiro della licenza da parte delle commissioni atletiche pugilistiche statunitensi. Nel 1971 tornò sul ring vincendo 2 incontri per KO tecnico contro Jerry Quarry e Oscar Bonavena.

Il successivo incontro, valido per il titolo mondiale dei pesi massimi, fu contro il detentore del titolo Joe Frazier in quello che è stato all’epoca definito come “l’incontro del secolo”. Joe Frazier aveva vinto il titolo durante la pausa di Ali per le questioni politiche. Il match si svolse a New York e fu seguito da milioni di persone. Alì, nonostante delle riprese forsennate e di altissimo livello, conobbe la sua prima sconfitta alla 15esima ripresa. Il 28 gennaio 1974 Alì, in occasione della rivincita, riuscì ad imporsi ai punti su Frazier .

Il 30 ottobre 1974 Alì sfidò George Foreman a Kinshasam nello Zaire. In questo match, Alì dimostrò tutta la sua intelligenza tattica: si incollò per otto riprese alle corde, facendo sfogare Foreman. Pochi erano i sussulti di Alì. Questa mossa risultò vincente: alla quinta ripresa Alì colpi ripetutamente Foreman, che cominciò a barcollare sul ring; all’ottava ripresa, con un Foreman stremato per la foga agonistica dei primi round, Alì lo colpì con una serie di ganci e uppercut mettendolo K.O.

Nel 1975 a Manila Alì, che mise in palio il suo titolo mondiale, sfidò a Frazier per la terza ed ultima volta. Fu un match drammatico, che vide i pugili combattere con enorme ardore, senza risparmiarsi un istante. Alla quindicesima ed ultima ripresa, l’allenatore dei Frazier ritirò dal combattimento il suo atleta, stremato dai ripetuti jab di Alì.

Nei successivi incontri, Alì cominciò ad avvertire cali fisici notevoli: nel 1977 battè ai punti dapprima Alfredo Evangelista, e successivamente, in un incontro spettacolare, Earnie Shaves. Nel 1978 fu sconfitto per decisione unanime dei giudici da Leon Spinks. Nella successiva rivincita Alì lo sconfisse per decisione unanime ai punti. Il 1978 è la data che segna il suo ritiro dal circuito professionistico. Ritornò a combattere nel 1980, ma perse ai punti contro Larry Homes. Il suo ultimo incontro è datato 11 dicembre 1981: Alì viene sconfitto alla decima ripresa da Trevor Berbick.

Nel 1984 gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson. Nel 1996 fu l’ultimo tedoforo alle Olimpiadi di Atlanta del 1996.

Nel 2005 Muhammad Ali è stato insignito a Berlino della “Medaglia Otto Hahn per la pace” in oro dalla “Deutsche Gesellschaft für die Vereinten Nationen” (Società Tedesca per le Nazioni Unite). Il 9 novembre 2005 ha ricevuto la più alta onorificenza civile statunitense dal Presidente George W. Bush: la “La medaglia presidenziale della libertà”.

Su 61 incontri disputati, vanta un record di 56 vittorie, 37 delle quali per KO. Ha perso per KO una sola volta.

Vogliamo salutarlo con la frase che l’ha reso celebre: “Vola come una farfalla, pungi come un’ape. Combatti ragazzo, combatti”.

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