La strumentalizzazione non ha pagato, il referendum non raggiunge il quorum

Una battaglia politica senza esclusione di colpi attorno ad un quesito secondario, limitativo e quasi puramente simbolico: questo, in sintesi, il racconto delle vicende che hanno caratterizzato il recentissimo referendum sulla proroga delle concessioni di trivellazione nel Mediterraneo.

Il quorum, come ormai noto, non è stato raggiunto nonostante una marea di appelli, insulti e minacce – più o meno velate – su tutti i più famosi Social Network da parte di qualche focoso sostenitore del sì. Momenti nei quali anche le più comuni certezze costituzionali – come appunto la facoltà di astenersi in un referendum abrogativo – sono diventate motivo di contesa pubblica, messe in dubbio da improvvisati opinionisti ed esperti costituzionalisti della domenica.

Fugato ogni dubbio sulla legittimità del voto – che resta, lo ricordiamo, diritto e dovere civico per ogni cittadino nei casi in cui il quorum non è previsto – non è difficile, almeno a prima vista, leggere il risultato di questa consultazione come una vittoria a tutto campo del Governo e di Matteo Renzi in particolare. Come sempre però le cose potrebbero non essere così semplici.

La vittoria del fronte astensione-no infatti sembra essere il risultato di più elementi combinati che possiamo provare, volendo, a ricostruire.

Il primo riguarda il quesito referendario in sé, molto lontano nei reali effetti da una parte della propaganda emozionale del sì, quella cioè legata alle immagini del mare blu e incontaminato che se vince il no si tinge di nero. Come noto infatti anche se le cose fossero andate diversamente, nessuna trivella avrebbe smesso di lavorare nel breve e medio periodo, mentre nel lungo la quantità di idrocarburi fermata sarebbe stata sostituita dalle stesse quantità importate e trasferite su petroliere, trivellate certamente altrove ma pur sempre trivellate. Questo al netto di una situazione che vede già oggi l’italia leader nella produzione di energie rinnovabili, un ottimo risultato che resta però ancora ben lontano dalla capacità di eliminare la dipendenza da idrocarburi.

Il secondo è inerente alla tremenda strumentalizzazione politica nata attorno al quesito, fatto diventare – in maniera autodistruttiva – un plebiscito pro o contro Matteo Renzi. E scegliere un referendum abrogativo come banco di prova del Governo, dove i precedenti sono quasi tutti negativi e due soluzioni su tre sono proprio a favore delle tesi del Governo, non si è dimostrata una scelta saggia.

Infine, il terzo elemento destabilizzante per la cittadinanza è stato senza dubbio la sospettosa eterogeneità e in certi casi la poca credibilità dei fautori del sì. Partiti e movimenti famosi non certo per le loro posizioni ambientaliste infatti si sono riscoperti ferventi difensori dei nostri mari e delle nostre coste, alcune sventrate proprio da scellerate scelte del passato ascrivibili, se non direttamente a questi soggetti quanto meno alle medesime correnti di pensiero. Il sospetto è che per cavalcare l’antirenzismo, ci si affida a qualunque occasione utile, pur non supportandola pienamente.

Volendo però, soprattutto per l’Emilia Romagna, per le regioni del sud e in particolare in Sicilia, è possibile individuare anche una quarta causa in grado di frenare l’entusiasmo per il sì: la paura di perdere il lavoro. E’ una paura, lo diciamo chiaramente, non del tutto razionale anche nel caso di vittoria del sì ma in un contesto tremendo come quello attuale è bastato lo spettro di qualche licenziamento, malamente compensato da ipotetiche nonché generiche riassunzioni “nel settore delle energie rinnovabili”, per gettare nello sconforto le migliaia di operai ancora attivi nel settore.

E allora questa non è stata una vittoria di Renzi ma, semplicemente, una sconfitta della strumentalizzazione politica.

La vera partita, adesso, si giocherà su un referendum confermativo, senza quorum; quello sulla Riforma Costituzionale che si svolgerà in autunno e per il quale votare è doveroso. In quella occasione potremo dare un vero ed efficace giudizio sull’operato del Governo e il risultato, stando a tutte le dichiarazioni del Premier, potrebbe condizionare fortemente il futuro dell’intero Paese.

Print Friendly

Fatal error: Uncaught Exception: 12: REST API is deprecated for versions v2.1 and higher (12) thrown in /web/htdocs/www.siracusa-online.it/home/wp-content/plugins/seo-facebook-comments/facebook/base_facebook.php on line 1273