Siracusa, la città e la Smart Community

Ci sarà una volta a Siracusa, un giorno come un qualsiasi 3 dicembre di qualsiasi anno. È il 2025 ed è mattina, non fa freddo anche se è dicembre, ma è pur sempre inverno: Laura e Gianni devono andare a lavorare, Sebastiano, il figlio, deve andare a scuola. Laura lavora in Ortigia, Gianni nella centrale a pannelli fotovoltaici, sul mare, andando verso Priolo.

Sono le sei quando Gianni esce di casa e si avvia alla fermata del bus elettrico che lo porterà alla centrale, il bus è comodo, è uno di quelli che segue i percorsi in cui è stata divisa la città per facilitare gli spostamenti nelle varie zone ed evitare di prendere l’auto solo per andare e tornare da lavoro (a Gianni viene in mente una ragnatela stilizzata quando visualizza il percorso degli autobus). Alla fermata ci arriverà in bicicletta, correndo in sicurezza sulla pista ciclabile, tanto ogni fermata ha un piccolo deposito per parcheggiare le bici al sicuro e l’app “city mover” gli ha segnalato che il deposito ha ancora spazio per dieci bici.

Sono le otto meno un quarto quando Sebastiano scende per incrociare il bus elettrico che lo porterà all’incrocio più vicino con il piedibus del suo quartiere, da lì andrà a scuola con altri sei coetanei in completa autonomia. Lui lo fa da quando andava in prima elementare e nel suo gruppo piedibus le ragazze sono quattro. A piedi si notano tante cose, anche che lo scivolo per disabili, sul marciapiede che porta al supermercato, è dissestato; fra un sorriso e una chiacchiera, apre “city reporter”, si geolocalizza, scatta una foto allo scivolo rotto e invia la segnalazione all’ufficio dei vigili urbani. Nel frattempo, tutti coloro che sono collegati alla stessa app, sapranno che se devono recarsi in quella strada, non avranno accesso a quello scivolo finché non verrà riparato.

Sono le otto e mezza quando Laura si aggrega al car sharing che ha prenotato due giorni prima, oggi sono due anni che lavora per l’impresa che si occupa del compostaggio a chilometro zero dei rifiuti organici di Ortigia, la sua datrice di lavoro l’ha conosciuta proprio grazie alla condivisione dei percorsi in auto. Quando arrivano alle porte dell’isola, parcheggiano l’auto nel silos per veicoli ibridi e proseguono a piedi. Stamattina il “city point” poco dopo il ponte le avverte che se passano dal mercato è giorno di offerte sui prodotti ittici, mentre il percorso alternativo prevede la possibilità di bersi un caffè a buon prezzo per iniziare la giornata con grinta.

Cosa avrà scelto Laura? Come sarà proseguita la giornata di Sebastiano? E Gianni avrà passato la pausa pranzo di fronte al mare con i colleghi del turno di lavoro? Che razza di storia è questa?
Ma, soprattutto, vi ho incuriosito abbastanza da farvi immaginare se questa potrebbe essere la vostra vita fra dieci anni? E se non vi interessa o vi sembra assurdo, sarebbe importante sapere perché.

Quello che potrebbe sembrare una bizzarra favola di fantascienza o un “Ritorno al futuro” nostrano sono gli obbiettivi su cui si è lavorato il 3 e il 4 dicembre nella due giorni di riflessione e confronto presso la Camera di Commercio di Siracusa con cittadini, esperti del territorio e Pubblica Amministrazione. Oltre a Luigi Grasso, ingegnere, responsabile per la sperimentazione di Prisma, sono intervenuti l’assessore alle politiche scolastiche, all’informatizzazione e modernizzazione Valeria Troia, Emanuele Spampinato presidente del Consorzio Etna Hitech, Stefano Epifani professore di Sociologia e Comunicazione a La Sapienza di Roma, Gianni Dominici direttore generale di Forum PA. E ognuno di loro ci ha raccontato cose belle e visionarie e ci ha anche detto che possono realizzarsi, presto e adesso e che ognuno di noi è fondamentale per accompagnare Siracusa in questo percorso di innovazione a trecentosessanta gradi.

Quello che, invece, dovete sapere è che il comune di Siracusa, in collaborazione con Prisma (il progetto nato dalla partnership fra aziende nazionali, centri di ricerca e università italiane) ha già realizzato e sta testando la piattaforma www.siracusa-smartcity.it e City Mover, City Reporter e City Point sono strumenti che saranno presto disponibili per l’uso diffuso da parte dei siracusani. City Mover, inoltre, è già disponibile gratuitamente sullo store Android come “Siracusa Mover” e presto ne verrà rilasciata una versione aggiornata. Sappiate che siete invitati a testare l’app e mandare quanti più feedback potete, basta recensirla sullo store scrivendo pregi e difetti: gli sviluppatori di Etna Hitech ve ne saranno grati.

Io e molti altri abbiamo avuto l’opportunità di partecipare al momento di riflessione propedeutico alla messa a fuoco di specifici obbiettivi da consegnare alla società civile, al comune e alle imprese coinvolte nel processo di strutturazione di Siracusa come smart city: potete trovare testimonianze su Facebook e Twitter usando l’hashtag #srsmartstrategy. Quattro i grandi temi esplorati durante il momento di riflessione: ambiente, mobilità, partecipazione e fare impresa; da ogni tema sono scaturiti necessità e desideri di miglioramento di infrastrutture e collaborazione dal basso. La domanda cui abbiamo dovuto rispondere è stata: cosa vorremmo vedere a Siracusa entro il 2030?

Le risposte sono state molteplici e, attraverso un ulteriore processo di selezione, sono stati evidenziati quattro bisogni fondamentali su cui collaborare, cittadini e PA, per accrescere le potenzialità di Siracusa come smart city, ma soprattutto, come grande smart community. I rifiuti valorizzati, le infrastrutture accessibili ai disabili, la trasparenza nel dialogo fra PA e cittadini e le piste ciclabili integrate, sono quattro grandi desideri che i siracusani vorrebbero realizzare attraverso la creazione di una grande comunità digitale e reale.

Occorre dire che Siracusa non è da sola in questo progetto, ma concorre insieme ad altre città europee che vogliono trasformare i tradizionali processi amministrativi in processi completamente digitalizzati (parliamo di Londra, Valencia, Berlino, Barcellona, Copenaghen e altre che aderiscono allo Urban Platform Demand-side). Una delle concause che ha avviato questo progetto è la necessità impellente di avviare e concludere la dematerializzazione di tutti i documenti cartacei di Pubblica Amministrazione in adeguati formati digitali, fruibili con mezzi informatici standard alla portata di tutti. Immaginate tutti i settori in cui sono suddivisi i servizi del comune accessibili online, liberamente: si chiamano dati aperti ovvero opend data.

Gli open data sono il punto cruciale di un sistema che si sta strutturando adesso per il presente della nostra città, non solo per il futuro: i dati aperti come per esempio gli orari delle farmacie, gli orari degli autobus e le fermate raggiungibili dal punto in cui ci troviamo, non devono solo essere fruibili in libertà, ma anche interoperabili ovvero modificabili e aggiornati costantemente in un processo bidirezionale, un dialogo, fra cittadini, Pubblica Amministrazione e gestori dei servizi pubblici (ma anche privati, perché no?).

Per esempio, con gli opendata possiamo rilevare punto per punto le fermate del percorso di un autobus con il gps, integrare le informazioni quali gli orari e le fermate con la piattaforma sperimentale già presente sulle navette elettriche in dotazione alla città di Siracusa, far dialogare questo sistema con la piattaforma del comune e con l’applicazione che ci permetterà di interagire con tutto il sistema e usare il servizio in modo consapevole e utile. Questo è ciò che si può fare con le tecnologie e le persone presenti già adesso sul nostro territorio.

Un altro elemento che occorre sottolineare è che gli opendata non sono solo prodotti dal comune e dai cittadini, sulla piattaforma possono essere accolti anche dati aperti prodotti da tutti i soggetti (come enti pubblici e privati) che insistono su Siracusa. Soggetti che saranno i benvenuti, qualora volessero collaborare, confrontarsi e creare un grande database aperto di dati e informazioni. Il city data è impostato per dare visibilità anche a portali federati e, quindi, sarà possibile pubblicare e raccontare dataset provenienti, per esempio, da aziende che sorvegliano il territorio dal punto di vista ambientale. Gli standard, ricordiamolo, sono fissi, i dati sono lì dove li metteremo, starà a noi interpretarli e usarli per ricostituire e ricostruire l’identità della città. E ricominciare a produrre ricchezza e lavoro diffusi. Per tutti.

Aleksandra Semitaio
https://apirolio.wordpress.com

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