Non importa la data delle elezioni, siamo già in campagna elettorale

Con o senza intercettazioni, con o senza sfiducia, la macchina elettorale in Sicilia – e a Siracusa in particolare – si è già messa in moto, pronta per affrontare un filotto teorico nel 2016 (regionali – nazionali – comunali) davvero stressante sia per i candidati sia, se non soprattutto, per cittadini e (poveri) cronisti che dovranno seguirlo.

MALEDETTA PRIMAVERA
I 90, anzi gli 89 di Palermo (senza il coraggioso ma ingenuo Fabrizio Ferrandelli), avevano reagito nell’unico – e indignato – modo possibile alle indiscrezioni dell’Espresso ma, in cuor loro, l’idea di abbandonare quei comodi e preziosi,  molto preziosi scranni all’ARS, li faceva soffrire all’inverosimile.
Il supporto preciso e puntuale dato da più o meno tutte le Procure siciliane, prontissime nell’occasione a supportare il Governatore sollevando sui colleghi de L’Espresso i peggiori dubbi di “dossieraggio” e cattivo giornalismo, deve essere sembrato agli 89 rappresenti del popolo siciliano uno strepitoso colpo di fortuna sul quale costruire, magari con il solito rimpastino e le solite dichiarazioni sulle “riforme non più prorogabili”, ancora qualche mese di salutare sopravvivenza, alla faccia di Lucia, di Manfredi, di Rita ecc. Almeno fino alla prossima primavera.
Non ci vuole certo un grande analista politico per capire che andare al voto in autunno, con i disastri di Crocetta ancora caldi, significherebbe una debacle clamorosa per il PD siciliano e il rischio, serissimo, di consegnare l’Isola ai 5 Stelle, senza contare la lenta – ma inesorabile – risalita della china da parte del centrodestra di Musumeci e Granata. I renziani infatti non vogliono semplicemente staccare la spina, vorrebbero addirittura disconoscere apertamente il buon Saro, scomunicarlo per cercare di scrollarsi l’aura di voto negativo che il presidente si porta dai tempi delle europee: “il PD non è come lui – questo l’unico messaggio che potrebbe limitare i danni elettorali – noi siamo diversi”. Ma i siciliani hanno bene in mente i risultati delle ultime due mozioni di sfiducia, e questa tesi, diciamolo francamente, sarebbe dura da digerire.

UNA “STAMPELLA” PER RENZI
Matteo Renzi però è molto più furbo di come certa stampa lo dipinge, anzi probabilmente quel sembrare poco sveglio fa parte di una precisa tattica per destabilizzare gli avversari: il suo piano B infatti è in via di rifinitura a Roma, con verdiniani, alfaniani e casiniani e, pian piano, sta arrivando anche a Palermo. La stampella elettorale dell’NCD e dell’UDC è pronta a concretizzarsi sin da adesso anche all’ARS, tanto che Alfano già parla di “sostegno alla maggioranza per le leggi ritenute fondamentali”; in primavera poi, un listone di supporto, costruito a tavolino con il PD, fornirà quei punti percentuali di sicurezza per tentare di strappare ai grillini il governatore di Trinacria.
Nessun vantaggio, nonostante il desiderio impulsivo di Davide Faraone, avrebbe avuto votare subito; costruirsi invece una solida alleanza, logorando ancora Crocetta, è invece la soluzione migliore per cercare di mantenere il potere nella strategica Sicilia.

E I SIRACUSANI?
Il pensiero, quando si parla di NCD stampella del PD, corre subito all’onorevole Vincenzo Vinciullo. Il professore non ha mai fatto mistero di qualche mal di pancia con il suo partito, vista la sua netta e assoluta contrarietà al governo Crocetta (Vinciullo si appellò addirittura a ipotetici “servizi segreti stranieri” quando furono rese note le intercettazioni de L’Espresso, ma ha sempre sostenuto che le dimissioni del presidente fossero necessarie, seppur per motivi politici). Oggettivamente, non riusciamo ad immaginare Vinciullo stampella di questo governo regionale (nonostante il precedente della votazione del Bilancio, giustificato con una serie di provvedimenti fatti approvare per Siracusa e provincia) e non ci stupiremmo di una sua posizione in contrasto alle linee del partito, tranne ovviamente per alcuni provvedimenti di legge (vedi la riforma dell’acqua pubblica e delle province) sulle quali l’ARS “marcia” da così tanto tempo che non votarli sarebbe ormai troppo grave.
L’unica certezza che possiamo dare è che, a prescindere dalle decisioni di Roma o Palermo, Vinciullo e il suo gruppo resteranno a Siracusa alternativi all’attuale maggioranza; anzi, la discesa in campo nel ruolo di futuro candidato sindaco procede senza sosta e tantissimi sono i consiglieri in carica o ex candidati in fase di “corteggiamento”, al fine di presentare almeno due o tre liste molto forti.
Quasi certa poi la ricandidatura di Stefano Zito, amatissimo rappresentante del Movimento 5 Stelle, nonché di Pippo Gennuso, Edy Bandiera e Giovanni Cafeo; Bruno Marziano coltiva il sogno di amministrare la sua Noto, mentre Pippo Gianni, oltre ad aspirare alla carica di Primo Cittadino a Priolo, potrebbe pure riprovare alla Regione, per poi – eventualmente – dimettersi se eletto sindaco.
Ad uno dei 70 scranni ARS aspirerebbero poi Massimo Milazzo, soprattutto a sostegno dell’eventuale candidato presidente Enzo Bianco, e l’attuale sindaco di Priolo, Antonello Rizza. Curioso infine il caso di Simona Princiotta: la consigliera siracusana infatti è data come prossima candidata da moltissimi osservatori ma lei, sorridendo, ha sempre smentito questa ipotesi.

VOCI DI CITTA’
A Siracusa l’idea di un voto comunale anticipato, pur essendo presente, non è al momento al centro della discussione politica.
La pace nel PD sembra – quasi – completata, grazie ad un delicato ma al momento ancora valido accordo politico, ma non di solo Partito Democratico può vivere l’uomo, anzi!

Il centrodestra, dopo un accenno di “reunion”, ad oggi sembra ancora una volta spaesato e privo della necessaria forza politica per creare una valida alternativa in città. A parte Vinciullo, già candidato sindaco, resta Edy Bandiera il più attivo in questo momento, “l’ultimo dei Mohicani” forzisti, l’unico che ancora sembra volerci credere. Ma è chiaro che, continuando in questo modo, il futuro elettorale del fu Forza Italia, tolto il bacino di voti personale, non può che essere oscuro.
Lo schiacciasassi Scrofani, con il super gruppo consiliare dell’UDC, incassato il colpo dell’ormai certo aumento TASI (che, come ogni aumento fiscale, attira sempre ire da parte dei cittadini) si prepara a dimostrare il suo peso elettorale in città creando almeno due super liste a supporto del futuro candidato di centrosinistra, sempre se sarà gradito. In fondo, il bello di essere nell’UDC è quello di non avere, per così dire, “obblighi istituzionali” a priori verso una una parte politica, almeno non prima della firma di un accordo elettorale.

Siracusa resta invece terreno problematico per il Movimento 5 Stelle, dilaniato al suo interno da lotte intestine che, dall’esterno, si faticano a comprendere; a causa di questi atteggiamenti negativi infatti il movimento di Grillo ha già fallito una volta in città e, se non rimedia, potrebbe creare nuovamente le condizioni per un clamoroso, nonché controcorrente, flop locale.

Continua poi l’epopea del gruppo consiliare “fantasma”, quel Misto 2 che periodicamente viene tirato in ballo ma che poi, non si sa perché, svanisce quasi sul più bello: Simona Princiotta, Salvo Sorbello e Tanino Firenze insomma, per ora, restano solo colleghi di aula ma non di gruppo.

La politica siracusana tuttavia si ritrova, in questo periodo, allo stato fluido, in continuo divenire e cambiamento, tanto che ad oggi sono davvero poche le certezze, anche per i diretti interessati. Noi, nel nostro piccolo, come sempre, proveremo a fotografare la situazione di volta in volta cercando di comprendere – e far comprendere – i movimenti di “sottobosco” che tanto ci appassionano.

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