Il “sottobosco” dopo Spero 2020: la pax piddina è cosa fatta, i renziani gongolano, UDC piglia tutto, Progetto Siracusa si…trasforma!

La manifestazione “renziana” (ma priva del simbolo del PD) Spero 2020 è passata come un turbine a riaccendere la passione politica in una Siracusa che, senza elezioni in vista, sembrava aver un po’ abbassato la qualità del dibattito, spingendo più sugli insulti e le offese personali che sulla giusta e sacrosanta dialettica politica.

Spero 2020, a detta degli organizzatori, era una vera e propria scommessa ed è stata, dati alla mano, vinta: oltre 900 le registrazioni avvenute in due giorni (se si pensa che a Sicilia 2.0, la “Faraona” con visibilità regionale e ospite Graziano del Rio, le registrazioni sono state circa 4500, si può ben capire la portata del risultato) ma soprattutto quello che ha spiccato non è stata la quantità delle presenze, bensì la qualità: in due giorni, ad esempio, si sono visti la metà dei grandi imprenditori siracusani, capitanati da un entusiasta Ivan Lo Bello, oltre ad una serie di super ospiti nazionali ed internazionali (citiamo solo Stefano Epifani, Michele Vianello, Christian Iaione come esempi)Insomma, se la Siracusa “che produce” era presente in gran forze a Spero 2020, qualcosa dovrebbe pur significare.

Ma non è tutto: la scommessa è stata vinta soprattutto proprio nel punto più criticato da analisti ed osservatori, quello politico. Se scontata infatti poteva sembrare la presenza del sottosegretario Davide Faraone, molto più significativo è stato l’arrivo e l’intervento di Fausto Raciti, segretario regionale del PD, il quale ha scelto poi di accomodarsi proprio accanto a Giancarlo Garozzo, sul palco di Spero 2020.

Un riconoscimento formale che toglie, in un sol colpo, la nomea di “lista civica” al PD che in questo momento governa la città, restituendogli la stessa dignità di tutte le altre correnti; arriva anche, a suggellare questo sostanziale riconoscimento, il nuovo segretario provinciale “in pectore” Alessio Lo Giudice. Assente “rumorosa” Carmen Castelluccio, l’attuale segretario, anche se l’accordo per la pace sarebbe ormai definitivamente chiuso. A restare isolato pare ormai solo l’onorevole Pippo Zappulla, ultimo degli “irriducibili” insieme alla consigliera Simona Princiotta, mentre sia Bruno Marziano (assente anche lui a Spero 2020, come l’on. Sofia Amoddio) sia il “mediatore” Turi Raiti avrebbero ormai acconsentito a sotterrare l’ascia di guerra. Presenti inoltre l’europarlamentare Michela Giuffrida e l’on. Marika Cirone Di Marco.

In effetti, a mente fredda, con la riorganizzazione degli avversari politici che procede spedita (come vedremo) era inimmaginabile pensare di correre verso i prossimi impegni elettorali da separati in casa o addirittura da ostili, con il rischio di fare la fine di Augusta; Bruno Marziano, che il prossimo anno scenderà in campo per il governo della sua Noto avrà bisogno dell’aiuto di tutti, così come Giovanni Cafeo, pronto a tentare la terza – e decisiva – scalata all’Assemblea Regionale Siciliana.

Da Spero 2020 però sono emersi almeno altri tre punti di vista interessanti: il primo riguarda l’affiatamento ancora presente tra Giancarlo Garozzo e Francesco Italia, da molti messo in dubbio fino a poco tempo fa ma che invece sembra non essere mai stato scalfito; il secondo, la freddezza ormai evidente tra l’on. Gino Foti, presente alla manifestazione ma defilato, e lo stesso sindaco di Siracusa; il terzo, e per certi versi più interessante, riguarda il vero “astro nascente” dei renziani di Siracusa, quella Valeria Troia che è stata sicuramente uno degli assi portanti di Spero 2020 e che ha contribuito a portare in città alcuni tra gli ospiti più prestigiosi. Un astro talmente in ascesa che si mormora già di una sua clamorosa chiamata alla successione di Garozzo, ipotesi però, al momento, frutto solo della famosa fantapolitica siracusana. Italia dunque può stare, per il momento, sereno.

ADDIO PROGETTO SIRACUSA
La dolorosa scomparsa di Lino Leanza ha provocato, come ovvio, un terremoto politico all’interno del suo movimento, Sicilia Democratica. I risultati arrivano adesso anche a Siracusa, con le dimissioni del coordinatore cittadino Gaetano Penna e con Salvo Sorbello pronto a concretizzare la nostra anticipazione di qualche mese fa, “in marcia” verso un passaggio rapido nel gruppo misto per arrivare, inevitabilmente, in una delle sponde PD, in tutta probabilità quella “marziana”.  Il nuovo gruppo “di transizione” auspicato tempo fa però non ha al momento una data certa.
Grandi manovre interessano invece l’avvocato Massimo Milazzo, la cui sacrosanta ambizione politica (dopo l’eccezionale risultato personale in città) si dovrebbe concretizzare nella candidatura alle regionali entro il 2015, anno nel quale è destinata a finire la fallimentare esperienza di Crocetta a Palermo. L’ingresso di Milazzo nel PD è un’operazione molto delicata, gestita direttamente da Catania attraverso l’amico (e big) Enzo Bianco. Alla fine però tutti i nodi verranno al pettine e anche Milazzo dovrà fare i conti con il partito in provincia di Siracusa; cogliamo l’occasione anche per smentire l’interesse di Enzo Bianco a correre per la presidenza della regione Sicilia, poltrona che si contenderanno quasi sicuramente Davide Faraone e Nello Musumeci.
L’avvocato Fabio Rodante, in questo valzer, resta sempre (ed è la terza volta che lo confermiamo) uno dei personaggi politici più ambiti di Siracusa, corteggiato sia per stima personale sia (e forse soprattutto) per il numero non indifferente di voti che è solito portarsi dietro. Il dialogo continua, ma la scelta di Rodante, ancora, non è stata fatta. Il consiglio, per convincerlo, è quello di proporre un progetto politico serio, più da “gallina domani” che da uovo oggi; vedremo, nei prossimi giorni, chi riuscirà a “conquistarlo”.
Chiudiamo il capitolo Progetto Siracusa con l’avvocato Ezechia Paolo Reale, chiamato recentemente in causa da Enzo Vinciullo per sostenere la propria candidatura a sindaco di Siracusa nel post-Garozzo. L’avvocato continua, al momento, il suo percorso politico in contrapposizione a questa amministrazione e mantiene il suo ruolo dirigenziale all’interno di un’irrequieta Sicilia Democratica; l’approdo nel PD, che molti vedono prossimo, forse non è però così scontato.

UDC PIGLIA TUTTO
Un capolavoro di strategia politica firmato Gianluca Scrofani: ecco quello che si appresta a diventare il gruppo Siracusa Democratica-Popolari per l’Italia che, in consiglio comunale aggiungerà tra le sue fila altri tre consiglieri, portandosi così a 6: Rabbito, Malignaggi e Lo Curzio oltre ai precedenti Palestro, Catera e Impallomeni.
“Il patto dei Frati”, dal nome del noto locale siracusano nel quale si è chiuso, è riuscito in un sol colpo a reintegrare in maggioranza il “malpancista” Lo Curzio e ad aumentare il peso strategico di Scrofani. A questo punto, con un gruppo consiliare di 6 elementi a cui potrebbero addirittura aggiungersene altri, la domanda diventa inevitabile: basterà all’UDC un solo rappresentante in giunta, pur se all’importantissima rubrica del Bilancio? Al momento la risposta sembra essere positiva, visto che non sono previsti cambi o avvicendamenti tra gli assessori per questo motivo, almeno non prima dell’estate inoltrata. Ma i rimpasti, si sa, soprattutto nella bella stagione sono come i temporali: possono arrivare quando meno te li aspetti.

TUTTI I DUBBI DEL CENTRO DESTRA
A Palermo NCD vorrebbe chiudere un accordo con il PD ma trova alcune autorevoli resistenze interne: sono quelle di Enzo Vinciullo, che di stringere un accordo con il Partito Democratico proprio non ne vuole sapere. In effetti, considerato come l’onorevole non perda occasione per far notare tutti i problemi della maggioranza sia in regione ma anche al comune di Siracusa, difficilmente riusciamo ad immaginare una simile operazione. Vinciullo ha poi già annunciato di voler correre in alternativa al PD alla carica di primo cittadino di Siracusa: un appoggio a Palermo e una contrapposizione in città, sebbene non inedita come formula, non sembra essere un buon biglietto da visita per la prossima campagna elettorale. Ma non è tutto: NCD ha anche da affrontare la grossa patata bollente legata al sottosegretario Giuseppe Castiglione, per ora soltanto indagato nell’ambito delle inchieste sulle ramificazioni di Mafia Capitale ma che, al di là del giusto garantismo, di sicuro non contribuisce a migliorare l’immagine pubblica del partito.

Tornando a Siracusa, pare che la ritrovata unità del centrodestra, frutto soprattutto dell’importante opera di mediazione di Alessandro Spadaro, conservi ancora qualche sacca di resistenza nella figura del candidato sindaco. Sui voti personali di Vincenzo Vinciullo nessuno osa dubitare, questo è chiaro, ma l’entusiasmo di una parte di Forza Italia stenterebbe ancora a decollare. Al fascino politico dell’attivissimo onorevole siracusano sarebbe in procinto di cedere anche un giovane e promettente consigliere della circoscrizione Ortigia proveniente dalla scuola politica di Pippo Gianni, Raffaele Grienti, che al momento si ritiene slegato da impegni diretti ma pronto a nuove esperienze.
Edy Bandiera avrebbe alla fine tutto da guadagnare in un simile contesto: con un Vinciullo in meno candidato a Palermo, la possibilità di intercettare i voti moderati aumenterebbe esponenzialmente; se dalla competizione escludiamo anche Pippo Gianni, pronto (stando ad insistenti voci) a rientrare da sindaco nella sua Priolo Gargallo, resterebbero come “competitors” in quell’area Pippo Gennuso e lo scomodo “coinquilino” di scranno Pippo Sorbello, sempre se decide di ricandidarsi. Il quadro però, lo diciamo chiaramente, è ancora molto fluido e in divenire; non mancheremo però di aggiornarvi in futuro, come sempre.

LO SPAURACCHIO A 5 STELLE
Lo scenario di “sottobosco” fin qui delineato, da prendere come sempre per quello che è, e cioè una sintesi di informazioni e supposizioni, tiene conto soltanto in minima parte del Movimento 5 Stelle. A Siracusa, complici tutta una serie di problemi, gelosie, invidie e rivalità, il movimento di Grillo non è mai riuscito a dare il meglio di sé, creando molto più rumore sui social network che alle urne. Alla regione però le cose sono diverse e una riconferma di Stefano Zito, qualora decidesse di usufruire della seconda possibilità di candidarsi (l’ultima possibile, stando al “non-statuto”) appare oggi quasi scontata.
Il consiglio in generale è di non sottovalutare la portata di un movimento che, alla luce dei quotidiani scandali legati alla politica, riesce sempre più a far breccia nella popolazione ormai stanca di fare la conta di indagati, arrestati e condannati.

 

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