Palazzo Vermexio nell’occhio del ciclone: in corso le indagini sui rimborsi per i consiglieri

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Era nell’aria da tempo, ma i sonni tranquilli di alcuni consiglieri comunali siracusani sono stati bruscamente interrotti dall’arrivo degli agenti della Digos. Sono stati acquisiti, infatti, i documenti relativi alla gestione economica del Consiglio comunale e, soprattutto, le carte relative ai rimborsi per i consiglieri che, oltre a ricoprire un incarico pubblico, risultano indefessi lavoratori dipendenti di aziende più o meno identificate. Pare siano già pronti avvisi di garanzia, ma la lista è lunga e potrebbe arrivare anche al Consiglio provinciale. Il reato? Truffa.

Nessuna caccia al consigliere, almeno per il momento, anche perché è d’obbligo attendere gli esiti delle indagini in corso: gli investigatori della Digos, coordinati da Vincenzo Frontera, stanno cercando di fare luce sulle spese e, soprattutto, sulla regolarità dei rimborsi del Comune alle società private presso cui sarebbero assunti e lavorerebbero alcuni dei nostri esimi rappresentanti politici.

Usiamo il condizionale, ma sembra proprio che l’onda d’urto partita dagli scandali nel Consiglio regionale del Lazio e in altri enti locali italiani, last but not least la Lombardia, sia arrivata, incredibile a dirsi, anche a Siracusa dove nulla si muove, mettendo sulla graticola chi, tra i 40 consiglieri comunali, non ha la coscienza del tutto a posto, ma le tasche piene. Inutile dire che circolano già alcuni nomi, come risulta da un video disponibile in rete e realizzato l’estate scorsa dal Movimento 5 Stelle di Siracusa, colpevole di avere scoperchiato un pentolone di cui, al momento, non si vede il fondo.

Ma è davvero tutto oro quello che luccica? Per qualcuno evidentemente sì, visto che la Legge regionale 30 del 2000, regolamentando lo status degli amministratori locali, prevede per “i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, componenti dei consigli comunali, provinciali e delle unioni di comuni nonché dei consigli circoscrizionali dei comuni con popolazione superiore a duecentomila abitanti” il diritto di “assentarsi dal servizio per l’intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli. Nel caso in cui i consigli si svolgano in orario serale, i predetti lavoratori hanno diritto di non riprendere il lavoro prima delle ore 8 del giorno successivo; nel caso in cui i lavori dei consigli si protraggano oltre la mezzanotte, hanno diritto di assentarsi dal servizio per l’intera giornata successiva”. Se si fa, poi, parte delle commissioni consiliari, i consiglieri “hanno diritto, per la partecipazione alle sedute, di assentarsi dal servizio per l’intera giornata”.

A onor del vero, le modifiche al Testo unico degli enti locali (legge 267/2000, cui la legge regionale 30 del 2000 fa riferimento) hanno limitato i permessi retribuiti, consentendo ai consiglieri “di assentarsi dal servizio per il tempo strettamente necessario per la partecipazione a ciascuna seduta dei rispettivi consigli e per il raggiungimento del luogo di suo svolgimento”. Si tratta delle modifiche apportate dal decreto legge 138 del 2011, convertito dalla legge 148 del 2011 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo). L’art. 16 riguarda, nello specifico, la “riduzione dei costi relativi alla rappresentanza politica nei comuni e razionalizzazione dell’esercizio delle funzioni comunali“.

Nei comuni d’Italia qualcosa ha cominciato a muoversi, ma la Sicilia ha la sua legge.

Tale regolamentazione, in generale, è una forma di tutela che mira a garantire il diritto costituzionale di ogni cittadino a candidarsi e a essere eletto negli organi politici degli enti locali, senza per questo perdere o rinunciare al proprio posto di lavoro. Secondo la legge, i consiglieri comunali dipendenti, una volta eletti, pur conservando lavoro e stipendio, possono fruire di permessi speciali retribuiti per partecipare alle attività istituzionali cui sono chiamati e per le quali ricevono anche un gettone di presenza. I permessi vengono, poi, rimborsati dal Comune all’azienda, sulla base di attestazione delle effettive presenze.

Fatta la legge, trovato l’inganno: secondo il Movimento 5 Stelle e gli inquirenti, questo meccanismo apparentemente lineare volto a garantire un diritto si è trasformato in un abuso. Più un consigliere si assenta dal posto di lavoro, più alto ovviamente sarà il rimborso; più alto è il livello di inquadramento contrattuale, maggiore sarà il rimborso. E nonostante l’indennizzo non possa superare un limite massimo stabilito (3.764,56 euro al mese, due terzi dell’indennità del Sindaco), come mai le richieste, in molti casi, sforano il limite e un’azienda può arrivare a pretendere, per un trimestre, anche 4000 euro in più rispetto a quanto consentito? Qualcosa non torna e viene spontaneo chiedersi quante ore effettive i nostri consiglieri dedichino all’esercizio della loro funzione pubblica per accumulare e certificare tante ore di permessi retribuiti da rimborsare.

Com’è possibile, poi, che alcuni consiglieri, precedentemente disoccupati, risultino miracolosamente assunti da aziende private immediatamente dopo essere stati eletti? Non solo: è una straordinaria coincidenza che i consiglieri in questione vengano assunti quasi tutti con buste paga elevate o con un inquadramento di livello dirigenziale o che raggiungano tali livelli a tempo di record, quando invece di questi tempi un normale e volenteroso laureato che non fa politica riesce a strappare a stento contratti miseri che non durano nemmeno un anno?

E come mai, in tempi di crisi, i consiglieri comunali di Siracusa riescono a trovare lavori così ben retribuiti e così facilmente?

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